mercoledì 20 gennaio 2016

IL REFERENDUM NO TRIV CI SARA’!

Comunicato Stampa Coordinamento Nazionale No Triv
Roma, 19 gennaio 2016
  
LA CORTE COSTITUZIONALE DA' RAGIONE
AI MOVIMENTI E ALLE REGIONI REFERENDARIE, 
E AMMETTE IL QUESITO SUL MARE.
CON IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 
POSSIBILE RECUPERARE ALTRI DUE QUESITI.

Il Coordinamento Nazionale No Triv apprende con grande soddisfazione che la Corte Costituzionale ha ammesso il quesito referendario sul mare, così come riformulato dalla Corte di Cassazione.

I cittadini saranno chiamati a esprimersi per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire anche oltre la scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”. Rimane fermo il limite delle 12 miglia marine, all’interno delle quali non sarà più possibile avviare alcun procedimento.

La sentenza della Corte Costituzionale dimostra come le modifiche alla normativa apportate dal Governo in sede di Legge di Stabilità non soddisfacevano i quesiti referendari e, anzi, ne rappresentassero sostanzialmente un tentativo di elusione.

"Nei prossimi giorni" - dichiara Domenico Sampietro del Coordinamento - "con il Conflitto di attribuzione nei confronti del Parlamento promosso da sei Regioni, cercheremo di restituire ai cittadini altri due quesiti: sulla durata dei permessi, e sul Piano delle Aree.”

Il Piano delle Aree, abilmente abrogato dal Governo in Legge di Stabilità, è quello strumento che obbliga Stato e territori a definire e concordare insieme quali sono le aree in cui è possibile intervenire. Uno strumento di concertazione fondamentale, soprattutto in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno, che potrebbe accentrare il potere in materia energetica nelle mani dello Stato.


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Petrolio, Matteo Renzi irritato dal referendum 'No triv':
il premier esclude l'election day e prepara la sua campagna

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TRATTO DA “LA STAMPA”

LE REGIONI CANTANO VITTORIA
Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, Pd, annuncia che «la campagna referendaria inizia da subito» e dice al premier Renzi che «dev’essere contento perché quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, chi è iscritto al Pd dev’essere contento per definizione». Il presidente leghista del Veneto, Luca Zaia, dichiara che ora «i cittadini potranno dire no a una sciagura».

Dalla Basilicata, capofila delle regioni referendarie, il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, Pd, parla di «importante passo avanti» e «vittoria degli enti locali a difesa dei principi costituzionali e dei diritti dei cittadini».

NUOVO FRONTE PER IL GOVERNO  
Si apre un altro fronte per il governo, dopo la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare ammissibile il referendum anti-trivelle sulla durata delle licenze: o esecutivo e Parlamento metteranno mano alla materia - spiega l’avvocato Stelio Mangiameli, che ha rappresentato le istanze delle nove Regioni promotrici - oppure la consultazione referendaria ha ormai la strada spianata. Il governo, da parte sua, fa filtrare la propria posizione: chiunque vinca il referendum, non ci sarà alcuna nuova trivellazione. Smentite, per ora, indiscrezioni secondo cui sarebbe allo studio un provvedimento ad hoc sulla durata delle concessioni di estrazioni già esistenti. 

IL QUESITO FONDAMENTALE  
Il governo era già corso ai ripari dopo che le proposte di referendum, in tutto 6, avevano avuto l’imprimatur della Cassazione; e con la legge di Stabilità aveva rimesso mano alle norme sulle trivelle contenute nello Sblocca Italia, recependo molte delle richieste avanzate dai referendari. Infatti i quesiti sono dovuti tornare sotto la lente della Cassazione che l’8 gennaio, alla luce delle modifiche normative apportate, ne ha dichiarato ammissibile uno solo: quello sulla misura che stabilisce che le concessioni petrolifere già rilasciate durino fino a esaurimento dei giacimenti, traducendosi un prolungamento sine die. Oggi è stata la volta della Corte Costituzionale, che ha dichiarato ammissibile questo referendum e improcedibili gli altri cinque già rigettati dalla Cassazione. Ma il referendum “sopravvissuto” riguarda un tassello centrale. 

LA BATTAGLI CONTINUA  
Non solo. Sei Regioni si preparano a proporre alla Corte Costituzionale un conflitto d’attribuzione nei confronti della Cassazione per la “bocciatura” di due referendum: quello sul piano aree delle attività estrattive, su cui i governi regionali vogliono avere voce in capitolo; e quello sulla durata dei titoli, con l’obiettivo di eliminare le proroghe e sostituirle con le gare. Il costituzionalista Enzo Di Salvatore, vicino ai No-Triv, traduce il risultato in termini calcistici: «Al momento il fronte referendario è sul 4-2 con Renzi». Il governo, aggiunge, non è riuscito nell’intento di «far saltare i referendum per non sovrapporli alle amministrative». E, «se passa il conflitto sul ripristino del Piano Area, a quel punto abbiamo messo una bella ipoteca sullo stop alle trivelle in mare Adriatico per sempre».  


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Comunicato Stampa
delle Associazioni Greenpeace, Legambiente,
Marevivo, Touring Club Italiano e WWF Italia.

Roma, 19 gennaio 2016    
                                                                                
LA CONSULTA DA AI CITTADINI LA PAROLA DECISIVA SULLE TRIVELLE
FALLITO IL PIANO DI RENZI PER SCONGIURARE IL REFERENDUM

“La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle  sul quesito già “promosso” dalle Corte di Cassazione,  ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”.

Con questo commento le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF accolgono il giudizio della Consulta, che conferma l’inefficacia del tentativo del governo di scongiurare il referendum sulle trivelle. La decisione della Corte Costituzionale chiarisce come quanto disposto con gli emendamenti alla legge di Stabilità lo scorso dicembre, benché segni un dietro front radicale (e positivo) del governo, non risolva - sulla questione della fascia marina off limits - il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi.

Le associazioni ambientaliste fanno notare come la volontà del Governo di tutelare gli interessi dell’economia fossile (con le norme pro trivelle come con gli interventi per bloccare lo sviluppo delle rinnovabili) abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese.

Pur di assecondare le lobby dei petrolieri, l’esecutivo Renzi aveva promosso forzature inaccettabili, come la classificazione delle trivellazioni come “opere strategiche” (dunque imposte a forza ai territori) e la creazione di servitù potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili ad oltranza. Con le modifiche introdotte nella Legge di Stabilità 2016, grazie all’iniziativa referendaria, l’esecutivo di Renzi è stato in larga misura costretto a smentire se stesso.

La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia; e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa.

La Corte Costituzionale ha quindi ritenuto che le affrettate modifiche governative non siano sufficienti e ha rimandato alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge 83/2012) che fanno salvi non solo i titoli abilitativi già rilasciati all’entrata in vigore della norma (cioè i diritti già acquisiti), ma anche i procedimenti autorizzativi in corso, conseguenti e connessi in essere a fine giugno 2010 nella fascia off limits delle 12 miglia. 

La modifica voluta dal Governo, pur eliminando la “sanatoria” sui procedimenti in corso, introduce una formula ambigua rispetto alla durata delle concessioni (per la durata di vita utile del giacimento).

Le Associazioni ambientaliste chiedono che nessuna nuova infrastruttura estrattiva possa essere realizzata in deroga a un Piano delle aree, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, come stabilito dalla normativa comunitaria. E dichiarano tutto il loro impegno per la campagna referendaria, che da oggi ufficialmente, impegnerà tutte le energie positive del Paese nel tentativo di respingere l’assalto dei petrolieri ai nostri mari e i piani fossili del governo di Roma.
Dante Caserta
Vicepresidente WWF Italia ONLUS

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Il Movimento Garganistan
è impegnato in prima persona alla
lotta contro le prospezioni ed eventuali trivellazioni petrolifere al largo del Gargano.


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1 commento:

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